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giovedì 1 luglio 2010

Morire di stress


France Télécom due anni dopo

 Spesso si associa lo stress all’idea di un malessere omnicomprensivo, un disturbo talmente generico da non essere nemmeno curato. Eppure il fenomeno stress da lavoro correlato è tutt’altro che un effetto collaterale di poco conto. E’ un disagio che parla di difficoltà esistenziali, di alienazione professionale, di mortificazione umana. E a volte, anche di suicidio. 

La sicurezza sul lavoro, lo sanno tutti, non è solo una questione di caschetto giallo in testa. L’attenzione all’equilibrio psicologico e al grado di soddisfazione di un lavoratore non è meno importante della sua incolumità fisica. Ma quanto è percepibile? Quanto è gestibile, monitorabile? Certamente ogni occupazione comporta fatica e con essa un sovraccarico di tensione mentale di cui fa le spese il sistema nervoso. Ma qual è la soglia di allarme oltre la quale la corda si rompe?

venerdì 2 aprile 2010

Dagli USA: dopo il caso FIAT


Abbiamo chiesto a Mr. Yaprak, professore di Marketing and International Business alla Wayne University di Detroit – USA, di darci la sua opinione sul caso FIAT, in particolare dal punto di vista organizzativo.

Di seguito il testo dell’intervista.

lunedì 15 marzo 2010

Dopo il caso FIAT


Relazioni sindacali dopo il caso Fiat - Mirafiori 
Il Dibattito


1.   La tesi di Marchionne è che occorre guardare allo sviluppo industriale italiano con occhi radicalmente nuovi, poiché le vecchie logiche - dice - non consentono di stare al passo con le sfide dell’economia globale, in primis quelle che arrivano dai paesi emergenti. Che ne pensa?

C.        La valutazione di Marchionne, a proposito della concorrenza degli altri paesi, non è di per sé sbagliata. Il problema sono le scelte che lui adotta: scelte che sembrano non andare in direzione di una reale competitività di Fiat nel nostro paese. Non a caso, come sta emergendo, Marchionne ha scelto di andar via dall’Italia.
Il problema della Fiat oggi non è, come sembra, quello di abbattere il costo del lavoro. Il difetto non è nel sistema di produzione, bensì nel fatto che l’azienda non è più in grado di vendere le sue auto sul mercato: è una questione di capacità di vendita, di qualità dei modelli, non di produzione.

T.         Certamente occorre innovare. Ma l’innovazione non deve riguardare solo i rapporti di lavoro, bensì anche le strutture organizzative, produttive e tecnologiche. Ognuno deve fare la sua parte. Fiat ha certamente dei problemi con la Fiom, però deve ancora dimostrare di essere all’altezza dell’innovazione di prodotto.
Fino ad ora abbiamo qualche dubbio che sia così: lo stesso Marchionne riconosce le difficoltà di rendere competitivi i suoi prodotti.