Lo sviluppo delle risorse umane come leva per la ripresa
A Marco DEL
PUNTA, Human Resources Director Italy, Corporate People Reward and Development
Manager del gruppo KME. abbiamo chiesto in che modo, nella sua azienda, si è
cercato di far fronte alla crisi, in particolare dal punto di vista della
gestione del personale.
KME Group, leader mondiale nella produzione e
commercializzazione di prodotti in rame e sue leghe, vanta una posizione di
assoluto rilievo nel panorama internazionale della trasformazione del rame, con
14 stabilimenti produttivi, localizzati nei principali paesi e mercati europei,
per un totale di 6.800 dipendenti. Lavoriamo in 16 diversi paesi, compresi
Italia e Cina, ma la crisi è stata avvertita allo stesso modo nelle diverse
realtà: per tutto il 2008 abbiamo potuto godere di una situazione stabile in
tutte e quattro le nostre aree di business (rame, laminati, tubi e barre), ma
con l’autunno abbiamo dovuto fare i conti con un brusco calo nelle vendite e
quindi nella produzione. Le nostre attività produttive sono infatti
strettamente legate ai settori dell’industria e dell’edilizia, che, come molti
sanno, sono i settori che stanno maggiormente risentendo del mutamento
improvviso dell’economia. Nonostante questo abbiamo deciso, sin da subito di fare di
necessità virtù, promuovendo, in tutta Europa, una vasta serie di iniziative,
soprattutto a favore e a sostegno dei nostri dipendenti. La prima mossa fatta è
stata il ricorso agli ammortizzatori sociali, cui ha fatto seguito la gestione
degli accordi sindacali. In Italia, ad esempio, avevamo annunciato circa 250
esuberi strutturali, pari a più del 15% della forza lavoro, ma siamo riusciti a
trovare altre soluzioni, come pensionamenti anticipati, cassa integrazione e
contratti di solidarietà. Con questi sistemi, intendiamo gestire sia gli aspetti
strutturali sia gli aspetti congiunturali della crisi.
Diciamo che la risposta di KME Group alla crisi è stata
una “risposta multipla”, infatti le azioni sopra citate sono state accompagnate
da altri progetti interessanti, tra cui l’apertura di un benevolent fund,
fondo di solidarietà strutturato per dipendenti in difficoltà, volto a tutelare
i lavoratori in situazioni di stress finanziario e, ancora in fase di
definizione, la possibilità per i dipendenti di usufruire di sconti con la
grande distribuzione.
Dal punto
di vista gestionale ed operativo abbiamo avviato un progetto europeo di
sviluppo delle risorse umane che vanta nuovi processi di analisi e sviluppo,
nuovi inserimenti, azioni di sviluppo di fasce protette (talenti), nonché un
rinnovato impulso per le attività formative legate alla lean production e
all’eccellenza operativa.
Questi progetti
hanno, ovviamente, visto l’impegno e la partecipazione di tutto il personale
KME: ogni livello ha infatti subito tagli e restrizioni, i dirigenti, ad
esempio, hanno volontariamente rinunciato all’MBO e alle ferie per finanziare
il fondo di solidarietà.
La nostra
risposta alla crisi, pensandoci bene, rispecchia fortemente i nostri valori
aziendali, in particolare il Working Together, fondamentale oggi per
promuovere innovazione nei prodotti e nel mercato e l’Accountability,
fattore chiave per garantire l’implementazione delle decisioni all’interno
dell’azienda. Da sempre in KME cerchiamo di diffondere comunicazione,
interesse, senso di appartenenza e cultura della responsabilità a ogni livello
della struttura; le risorse umane sono sempre state al centro dei nostri
interessi, e, forse, proprio questa forma mentis ci ha permesso di affrontare
in modo concreto e proficuo il momento di crisi che stiamo vivendo.
Vorrei
ricordare un detto tratto dagli insegnamenti del filosofo cinese Confucio:
"La nostra gloria più grande non sta nel non cadere mai, ma nel
risollevarci sempre dopo una caduta". Investire tempo ed energie nella
gestione delle risorse umane, anche in momenti di crisi, significa costruire,
passo passo, il futuro dell’azienda.
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