Operare in rete fa bene alle piccole imprese: migliora le
performance produttive, aumenta il fatturato, taglia i costi, allenta
addirittura lo stretto nodo del credito bancario, si rivela, insomma, un
antidoto efficace alla crisi.
Il 38,5% delle aziende che hanno sottoscritto un contratto di rete,
segnala un incremento del fatturato, il 33,3% un aumento degli investimenti.
Ancora più ottimiste le imprese che da meno di un anno agiscono “in rete”:
la metà di esse prevede di aumentare fatturato e investimenti; quasi una su
quattro (24,8%) segnala una diminuzione dei costi di produzione. Sono
questi alcuni dei risultati di un’indagine del Ministero dello Sviluppo Economico, pubblicata nella
relazione annuale del Garante per le micro, piccole e medie imprese, su un
campione di imprese aderenti ai contratti di rete.
Per
approfondire gli aspetti principali di questo modello gestionale, abbiamo
intervistato Giorgio De Rossi, esperto nel settore economico finanziario dei
Fondi Strutturati Europei e manager della Rete Sanares, attiva nel settore
socio sanitario.
Quali
sono i vantaggi per un’azienda nel fare parte di una Rete d’Impresa?
Uno
degli argomenti a favore della necessità di ricorrere a questo tipo
d’aggregazione è quello di ottenere una maggiore attenzione degli istituti di
credito nella concessione di finanziamenti attraverso specifici “rating di rete”.
In realtà come l’attuale, in cui le banche concedono il credito col contagocce,
soprattutto alle micro e piccole imprese, la nostra Rete Sanares ad esempio, in
forte controtendenza, ha ricevuto massima attenzione da parte di grossi
istituti come Unicredit e Intesa San Paolo, con un ventaglio di offerte di
finanziamento dei nostri progetti di rete a tassi veramente convenienti. La
legge 122 del 2010, istitutiva delle Reti d’Impresa, ha previsto degli sgravi
fiscali temporanei in favore delle imprese che si fossero aggregate in rete;
incentivo fiscale terminato nel 2012 ma che Confindustria vorrebbe chiedere al
nuovo Governo di reiterare nel 2013. Un altro vantaggio concreto è quello
offerto alla Regioni, che predispongono specifici bandi in favore delle Reti d’impresa,
che sono, peraltro, forme aggregative fortemente flessibili e dalle quali si
può recedere con una semplice nota scritta.
Quello
delle Reti d’impresa è un modello puramente italiano oppure può esserci un
raffronto con l’Europa ed il resto del mondo?
La
Commissione Europea ha espresso parere favorevole sulla normativa italiana che
ha istituito e regola le Reti d’Impresa, stabilendo che non si tratta di un
aiuto di Stato. Al momento solo l’Italia, con un tessuto imprenditoriale
costituito da oltre il 95% di piccole e medie imprese, ha proceduto a normare
l’istituto delle Reti d’impresa, attraverso la stipula di un contratto di rete;
è allo studio tuttavia, un regolamento comunitario che disciplini, in ambito
europeo, forme aggregative del tipo esistente nel nostro Paese.
Quali
sono i criteri organizzativi che possono portare al successo una Rete
d’impresa?
La
scelta della governance, unitamente ad un articolato contratto di rete,
rappresenta uno degli elementi prioritari per il successo di un’aggregazione di
rete. Anche in recenti pubblicazioni, è stato affermato che questa governance può
essere costituita o affiancata da comitati esecutivi o consigli d’indirizzo,
per la redazione di un piano strategico di rete; premesso che la normativa lo
consente, sono fermamente convinto che l’introduzione di organismi intermedi
alla guida di una Rete rappresenti un inutile doppione. Ritengo che per le Reti
orizzontali, ovvero quello composte da un considerevole numero di aziende
aggregate, solo una governance forte, costituita sotto forma di una società di
capitali, possa essere in grado di raggiungere e dare concreta attuazione agli
scopi ed ai programmi prefissati. Altro elemento fondamentale, è quello di
prevedere, nel Cda, oltre ad una qualificata rappresentanza degli stessi
imprenditori, anche una componente esterna formata da manager di Rete con
profili professionali dotati di competenze nel settore economico finanziario,
fiscale, tributario, aziendale, organizzativo, logistico ed informatico. La
Rete d’impresa va considerata come un imprenditore unico e non come una
semplice pluralità di soggetti.
Ad
oggi com’è la situazione delle Reti d’impresa in Italia?
Secondo
gli ultimi dati diramati da Confindustria, i contratti di rete stipulati sono
già oltre 600, aggregando 2800 imprese; l’obiettivo di Confindustria, da
raggiungere entro la fine del mandato dell’attuale presidente Giorgio Squinzi,
è quello di stipulare 2 mila contratti con un’aggregazione complessiva di 10
mila imprese su tutto il territorio nazionale.
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