Le risorse
umane, un fattore chiave per il successo
Quando i managers parlano, discutono o scrivono di
Risorse Umane il rischio che spesso corrono e’ quello di scivolare nell’ambito
tranquillo e soporifero dei luoghi
comuni, magari conditi da slogan come:
“Le risorse umane rappresentano il nostro più importante asset” o “Siamo una
società di Persone” o ancora “We care
about our People”. L’esperienza però mi
ha insegnato che i managers si trovano spesso a disagio nell’affrontare questo tema,
perché a dispetto delle frasi sopra
citate, le persone non rappresentano una priorità nella loro agenda.
Talvolta questo accade per via dei deficit culturali presenti
nel loro sviluppo manageriale. Ma molto più spesso il vero problema risiede nel
fatto che dedicarsi alle persone e alla loro formazione è faticoso e richiede
molte energie. Il business però è spietato. Quando un fattore chiave per il successo,
come quello delle risorse umane è gestito con qualunquismo il conto da pagare è
spesso molto salato.
- definire una strategia
- scegliere una coerente struttura organizzativa
- scegliere e sviluppare le persone che dovranno fare funzionare il sistema),
Molti managers, infatti, per incompetenza o per
disinteresse ritengono maggiormente efficace delegare integralmente la gestione
delle persone alla funzione “Risorse Umane” o all’HR Partner di turno. Questo atteggiamento ha un impatto fortemente negativo all’interno delle dinamiche aziendali. Raramente
in uno “strategic business plan” si
trovano analisi approfondite dei bisogni relativi alle risorse umane e talvolta
il capitolo HR è totalmente assente.
La stessa cosa avviene quando si analizzano le cause dei
fallimenti: molti cercano la spiegazione del loro insuccesso sempre in ambito
operativo, perché è lì che risiede la loro attività ordinaria ed è da lì che
quotidianamente muovono le leve per raggiungere gli obiettivi prefissati.
Purtroppo, anche in quest’ambito, la variabile “persone” viene spesso
trascurata, proprio perché è un’area difficile e poco conosciuta dalla maggior
parte della classe manageriale. Gestire questo terzo pillar del triangolo
richiede competenza, passione, interesse per il capitale umano, impegno, studio
e approfondimento anche teorico delle tematiche relative alle persone.
Il manager è il vero responsabile delle risorse umane,
per cui deve conoscere in profondità i processi che stanno alla base del sistema
(processi di assunzione, performance appraisal, grading, analisi delle
competenze, gestione dei talenti, definizione dei percorsi di carrriera, formazione,
processi di mentoring, gestione degli expats etc.) e deve essere lui e la
struttura del management a gestire
l’intero processo di valorizzazione del capitale umano. In questo ambito, non c’è
delega che tenga. Serve un impegno costante , una seria e approfondita attenzione all’analisi dei risultati e chiare
decisioni.
Un atteggiamento proattivo in questo senso favorisce la
meritocrazia nei processi interni, favorisce l’individuazione dei talenti e
rende difficile la formazione di sottoculture all’interno della struttura. Questo ultimo punto
e’ molto pericoloso. Se non
identificato per tempo, le sub-culture rischiano di soppiantare la cultura ufficiale che
l’azienda vuole instaurare, con impatti negativi ed enormi sul business.
Nel corso della mia carriera professionale ho vissuto l’esperienza
di una business unit non propriamente florida e i cui addetti nella performance
appraisal, rientravano per il 90 % all’interno del ranking “very high
performance”. L’unita’ produceva scarsi risultati ma la maggior parte dei collaboratori venivano classificati come superstar! Certamente
qualcosa non stava funzionando. Il management, infatti, considerava il sistema di performance
appraisal un fatto burocratico, la cultura del feed-back qualcosa da bypassare,
il tutto penalizzando la cultura meritocratica che avrei voluto creare. Cambiai
la maggior parte del management. Questo mi servì a lanciare un messaggio
importante: la performance appraisal è una
cosa seria, sulla quale, azienda e sottoscritto riponevano forti aspettative e non
erano disponibili ad accettare compromessi.
Essere intransigenti nell’attuazione di questi processi è
fondamentale per il buon andamento del business. Solo così facendo si
definiscono in modo professionale i collegamenti fra l’andamento aziendale e
quello dei collaboratori oltre a gettare le basi per un chiaro processo
decisionale in ambito risorse umane. In questo modo si riduce il rischio che la
meritocrazia non venga premiata, che i clan e le cordate
interne prendano il sopravvento, che i talenti non vengano scoperti e
valorizzati e che le sottoculture soppiantino la cultura aziendale che si vuole
ufficialmente promuovere.
Sono fermamente convinto che, qualora le persone non
siano adeguatamente incentivate, motivate, stimolate e valutate, alla fine a
soffrirne sia in realtà il business e dunque l’intera struttura aziendale. La
peggior situazione che un general manager si possa trovare a dover
fronteggiare.
Quali proposte?
La chiave è quindi porre in essere dei processi che
consentano di guidare verso la direzione desiderata, consapevoli che questi sono
solo uno strumento per ottenere i risultati sperati. Il manager deve gestirli stando ben attento a non farsi
gestire, come spesso avviene.
Con questo non penso alla funzione Risorse Umane come ad una
semplice appendice del management di linea. Anzi, al contrario, le Risorse Umane per svolgere il
loro ruolo debbono far parte integrante del business e del suo processo
decisionale. Possiamo paragonarle alla funzione dell’olio di un motore: senza
di esso tutto si bloccherebbe in poco tempo. Inoltre occorre mostrare passione
verso le persone. Non significa essere “buoni” ma capire e far loro capire che sono
“il vero motore dell’azienda”.
Essere presenti personalmente, essere disponibili ad
incontrare, a sfidare e anche a farsi sfidare. Questo richiede che il manager
si apra, diventi trasparente e leggibile nei confronti dei suoi collaboratori i
quali, ovviamente, potranno scoprire anche alcune sue debolezze.
Ai manager ”tutti di un pezzo” questo non piace, la
loro immagine (ma quale immagine?) ne risulterebbe ammaccata. Meglio quindi
tenere le distanze, ritornare in ufficio e consultare le statistiche dei
processi e sognare che tutto sia sotto controllo.

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