Leaderless Organization: le
prospettive del potere in azienda.
Negli
ultimi anni abbiamo assistito ad alcune importanti trasformazioni: nella
società prima e nelle aziende di conseguenza. Lo sviluppo di Internet e il successivo
incremento della banda disponibile per i navigatori sulla rete, hanno reso
possibile un’interazione sul web sempre più naturale e versatile. Da esperienza
sporadica quella di Internet si è trasformata progressivamente in una
opportunità sempre più espansa di vivere un’esperienza in un ambiente nuovo,
tanto da generare nuova cultura e nuove frontiere sociali. Gli individui oggi
avvertono che la rete non è solo un mezzo di comunicazione, ma è una dimensione
esistenziale moltiplicativa del sè, nel privato e nel mondo del lavoro. Questo fenomeno
rappresenta un naturale sviluppo di ciò che da alcuni decenni avevamo
osservato. Alludiamo all’onda lunga della soggettività e dello psichico, nei
confronti di una società/azienda normativa e deindividualizzante. Sempre di più
nella società e nelle aziende occidentali le persone hanno chiesto cittadinanza
ed opportunità di espressione. Spesso si è osservato che le aziende più
innovative e di successo sono in grado di premiare queste richieste, commisurando
efficienza e modelli partecipativi.
Tali
dimensioni sono rilevanti perché oggi assistiamo ad alcuni fenomeni innovativi
nella conduzione del business, anche presso realtà multinazionali di grandi dimensioni,
fenomeni che minano alle fondamenta modalità “classiche” di generazione del
valore. Alcune realtà leader vanno oggi aprendo i confini della propria
azienda, divulgando e condividendo il proprio know how. L’apertura espone al
rischio di esporsi alla concorrenza, ma prevale l’opinione che grazie a questa
condivisione sia possibile accedere a universi molto ampi di interlocutori in
grado di favorire l’innovazione e nuove opportunità. Alcune aziende si aprono,
diffondono il sapere, facilitano la dialettica, insomma mettono in discussioni
modelli di potere consolidati. La finalità è aumentare la propria capacità di
competere.
Alcuni esempi.
Boeing ad esempio, per
l’ultimo modello di velivolo, ha deciso di condividere il know how per la
progettazione e la produzione delle parti con una rete molto ampia di fornitori
e partners. Boeing rinuncia al possesso esclusivo di know how protetto da
brevetto, al fine di accedere a universi molto più ampi di conoscenza, non
riproducibili se non con costi esorbitanti.
Nel febbraio 2007,
Novartis ha divulgato invece le sequenze del Genoma umano in suo possesso, per
le parti sospettate di generare il diabete di tipo II. Informazioni divulgate
in occasione di un bando destinato all’individuazione di ricercatori in grado
di formulare ipotesi originali e positive circa le cause della patologia.
IBM, Sun ed altri colossi
informatici in questi anni hanno messo a disposizione gratuitamente risorse
hardware e software per lo sviluppo di soluzioni di tipo open source[1].
Diffusione di know how per ottenere un vantaggio nel lungo periodo.
Per citare esperienze
più vicine a noi e raccolte da chi scrive, ricordiamo ciò che sta avvenendo in
un’azienda leader della Gdo. Pur nel contesto molto rigido dell’ipermercato,
viene lasciata libera opportunità al personale di cassa di generare i turni in
autonomia. La capacità di autoorganizzarsi e la conseguente gestione dei
conflitti, esce dalla responsabilità del coordinatore della barriera casse e
passa nell’ambito di discrezionalità del personale operativo. I vantaggi sono
riconducibili ad una maggiore responsabilizzazione e motivazione delle risorse.
Un altro esempio che
abbiamo raccolto in un corso di formazione manageriale, riguarda l’esperienza
di un direttore tecnico. Di fronte ad un insolubile problema di ingegneria, il
protagonista, prende contatto con una realtà su un business analogo in un altro
paese (potenziale concorrente dunque!). All’insaputa dell’amministratore
delegato si reca in quel paese insieme ai più stretti collaboratori ed incontra
il proprio corrispondente funzionale. In un’atmosfera ad alta tensione rivela
lo stato dell’arte della sua ricerca. Gli interlocutori davvero stupiti per
l’insolita apertura, rispondono aprendosi a loro volta. Tre giorni di scambio
intenso consentono al tecnico di tornare a casa con la soluzione tanto sperata.
L’AD come reagisce? Un po’ perplesso all’inizio, ma contento dell’esito
raggiunto, alla fine.
Cosa sta accadendo dunque?
Alcune grandi
organizzazioni stanno profondamente mutando le proprie modalità di business.
Ciò è necessario perché ormai il mondo è troppo grande e l’innovazione troppo
costosa per essere retta da una sola realtà, per quanto grande possa essere.
L’unico modo per sopravvivere è aprirsi e connettersi con altre realtà in grado
di contribuire ad una reciproca generazione di valore. Ciò è possibile
soprattutto perché la rete ha reso possibile un accesso quasi istantaneo a
tutte le risorse possibili. Dunque non è più importante la risorsa in sé (“ho
trovato un fornitore che...”, “ho trovato un collaboratore che...”), ma diventa
rilevante la qualità della relazione che si è in grado di generare con lui. In
che modo la relazione produce ricchezza per entrambi? In che modo posso
accettare una condizione di interdipendenza?[2]
I riflessi sulla
politica di gestione delle risorse umane sono significativi.
Di fronte a soggetti
che sono sempre più capaci e motivati al dialogo con l’azienda, in una logica
“peer”, le direzioni aziendali sono chiamate a nuove sfide. Non è affatto
chiaro oggi come produrre innovazione in azienda e quali scenari interpretare
per dare un futuro all’organizzazione. Si tratta di una sfida molto ardua per
il management. Ebbene l’emergenza sociale e tecnologica dimostrano che questo è
il tempo per dare ancora più spazio alle risorse umane, alle individualità, ai
talenti. Consentire ai sistemi di auto organizzarsi, generare soluzioni
innovative e sostenibili affidandosi alla naturale spinta generativa che le
persone hanno quando possono esprimere se stesse e la propria voglia di
partecipare è un processo che porta al superamento delle logiche gerarchiche
pure. I dati oggi dimostrano che le peer organization, hanno una straordinaria
capacità di generare valore e competitività.
Cosa significa per
l’azienda? Significa accettare una progressiva trasformazione di identità. Il
paradigma che si indebolisce è quel del comando/controllo.
Va emergendo un modello auto generativo
. I capi devono fare un po’ meno i capi. Devono tollerare di perdere un po’ il
controllo. Non parliamo di anarchia naturalmente. Si tratta di indebolire un
po’ la “headship”, il potere gerarchico, e contemporaneamente, articolare e
diffondere la capacità di influenzare e farsi influenzare.
Come cambia la leadership?
Siamo andati teorizzando
questa trasformazione[3]
considerando nuovi tipi di leadership. Il nuovo leader dell’organizzazione peer
è innanzitutto un catalizzatore.
Come si sa dalla
chimica, il catalizzatore è un elemento che facilita la reazione chimica senza
esserne coinvolto. Il leader catalizzatore dunque è un personaggio che attiva i
gruppi e poi ha la capacità di sottrarsi. Come un architetto aiuta il cliente a
focalizzare il progetto, lo realizza insieme a lui, ma lascia che il cliente
abiti la casa. Dunque è un grado di responsabilizzare l’interlocutore, forse lo
seduce, senza dubbio lo influenza, ma riesce a tollerare di abbandonare la
scena al momento in cui il progetto può prendere il volo.
Le sue qualità
personali sono molteplici. Alcune di esse non sono propriamente configurabili
come competenze: si parla di sincerità, altruismo, passione. Ma deve essere
anche capace di creare connessioni, mappando l’universo sociale a cui appartiene,
cogliendo i legami di forza e soprattutto comunicare una visione. È un
visionario, ispiratore instancabile nel comunicare, credere, motivare uno
scenario futuro raggiungibile dall’azienda. Le aziende che adottano le logiche
peer per generare valore, sono soggette a molta ambiguità[4].
Un’ambiguità da squarciare con la luce di una visione speranzosa. Ma al tempo
stesso un’ambiguità da attraversare grazie al contenimento delle ansie più
massicce.
Ecco i nuovi leader.
Visibili quanto basta per far sì che le cose avvengano, capaci di ritirarsi
quando potrebbero diventare troppo ingombranti.
La nuova leadership sa generare figli,
senza essere invidiosa della loro giovinezza.
di Paolo Bruttini
Formatore
psicosocioanalista. Responsabile della formazione avanzata della scuola di
Ariele, è partner di Forma del Tempo
[1] Sono open
source le soluzioni sviluppate partendo dal sistema operativo Linux, un sistema
aperto generato gratuitamente da una comunità di migliaia di sviluppatori.
Comunità che si fonda sul principio dello scambio come mutua generazione di
valore.
[2] Questi temi
possono essere letti con le lenti della coopetition.
[3] P. Bruttini (a
cura di), Capi di buona speranza,
Guerini, Milano, 2007
[4]
P. Varchetta, Ambiguità organizzativa,
Guerini, Milano, 2008
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