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lunedì 19 maggio 2008


Manager al lavoro tra i tavoli della ristorazione

La ristorazione commerciale moderna, con i locali di ristorazione “veloce” nelle zone commerciali  nei punti di grande passaggio quali autostrade, stazioni, aeroporti, catene, offre sempre di più importanti opportunità professionali. Occorre ricordare che in questo settore si lavora a ritmi molto serrati e spesso anche su turni e nei fine settimana: si tratta quindi di impieghi faticosi, dove occorre una buona dose di resistenza allo stress. D’altro canto sono molte le soddisfazioni che possono derivare da un lavoro che si svolge costantemente a contatto con il pubblico e dove contano molto passione e creatività.
Inoltre si tratta di un settore dove dalla “gavetta”, cioè il servizio ai tavoli o dietro il bancone, si può intraprendere un percorso di crescita che porta spesso a ruoli dirigenziali, come “store manager”, oppure a diventare imprenditori, diventando franchisee di un grande marchio.
In generale in Italia c’è un notevole gap culturale: difficilmente un laureato ha la prospettiva di lavorare nella ristorazione. Eppure, oggi si richiedono importanti competenze – gestionali, amministrative, informatiche, igienico-sanitarie, legali – al punto che la ricerca di personale deve rivolgersi a vie alternative.
Per questo il Gruppo Cremonini, insieme all’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia e la Fondazione Universitaria Marco Biagi, ha dato vita al primo Master universitario per “Assistant Manager Ristorazione”.

venerdì 16 maggio 2008

FOCUS SICUREZZA

Sicurezza sul Lavoro
Il rischio alcol


La promozione della sicurezza e della salute nei luoghi di lavoro si realizza attraverso misure e provvedimenti di competenza datoriale quali l’applicazione delle normative, l’adozione di procedure, la qualità degli ambienti, il controllo del fattore di rischio (rumore, sostanze chimiche, attrezzature e macchine) ma anche con l’adozione da parte del lavoratore di sani stili di vita e comportamenti responsabili.
Nei paesi industrializzati le scorrette abitudini di vita - tabagismo, abuso di alcol, uso di stupefacenti, incongruenze alimentari - giocano un ruolo prioritario nel determinare patologie o comportamenti individuali che possono avere pesanti conseguenze sulla sicurezza negli ambienti di lavoro.

 Alcol: dimensioni del problema

L’uso di bevande alcoliche rappresenta un abitudine alimentare e culturale largamente diffusa nel mondo occidentale.
Nel nostro paese il numero di persone che eccedono nel consumo di alcol diverse volte al mese è pari a circa 4 milioni (consumatori problematici), gli alcolisti circa 1,5 milioni con un incremento annuale di circa 50-60 mila nuovi casi (Società Italiana di Alcoologia 2001).

Per alcolismo si intende un disturbo a genesi multi-fattoriale (biopsicosociale) associato alla protratta assunzione dei bevande alcoliche caratterizzato essenzialmente da:

  1. perdita di controllo sull’uso di alcolici;
  2. dipendenza: incapacità di rinunciare all’assunzione di alcol con tendenza ad aumentare la dose per mantenere il medesimo effetto(tolleranza);
  3. cambiamento nello stile di vita: tendenza all’isolamento, crisi e/o perdita delle abituali relazioni sociali e familiari, sofferenza psichica ed emozionale.

Ogni anno sono attribuibili direttamente o indirettamente al consumo di alcol il 10% di tutti i tumori, il 63% delle cirrosi epatiche, il 41% degli omicidi, il 45% di tutti gli incidenti stradali, il 9% delle invalidità e delle malattie croniche (World Health Report, OMS, 2002).
In tutta Europa l’alcol collegato alla guida rappresenta attualmente la prima causa di morte tra i giovani di età compresa tra i 15 ed i 29 anni.
Si stima che il 10% dei ricoveri e 40.000 decessi all’anno sono attribuibili a patologie correlate al consumo di alcol (SIA) con un costo sociale pari al 2,5% del PIL (OMS2001).

mercoledì 14 maggio 2008

FOCUS SICUREZZA

Prevenzione e in sicurezza degli ambienti di lavoro
Commenti al nuovo Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro

Le vicende di cronaca relative alle “morti bianche” che si susseguono con tragica regolarità nel nostro Paese, ormai ad un ritmo di 2-3 vittime al giorno (con punte di 6! ad oggi, nel solo 2008, la cifra dei morti sul lavoro ha già oltrepassato le 330 unità), hanno portato alla ribalta della discussione politica e sociale il problema della sicurezza nei luoghi di lavoro.
Basti pensare che, nonostante un trend in costante diminuzione, si continuano a registrare più di 900 mila infortuni all’anno (2007: 913.500), con un costo sociale ed economico ormai difficilmente sostenibile e difficilmente tollerabile per un Paese avanzato; le stime INAIL quantificano in circa 45 miliardi e mezzo di euro all’anno – pari a circa il 3,21% del PIL complessivamente prodotto – il costo sociale degli infortuni sul lavoro.