I
risultati di una ricerca del professor Fernando Alberti della Liuc spiega come
innovando ed internazionalizzando anche le PMI possono avere successo.
Il
tema della competitività è al centro del dibattito economico e politico ed
interessa in particolare le imprese di minore dimensione, più vulnerabili in un
contesto di crisi come l’attuale. Non è tanto importante considerare su “cosa”
si competa, quanto piuttosto “come” si competa. Ciò che conta è la produttività
nell’uso del capitale umano, intellettuale, economico, tecnologico e fisico.
Perché cresca la competitività è necessario essere maggiormente competitivi sul
fronte della produttività e per esserlo, è necessario lavorare sulla capacità
imprenditoriale delle imprese.
L’economia
italiana si colloca al 42esimo posto nella classifica della competitività a
livello mondiale, secondo le valutazioni del World Economic Forum e soffre,
almeno da un decennio, di una marcata e generalizzata contrazione di porzioni
di mercato tradizionalmente servite dalle Pmi, sempre più occupate da colossi
asiatici. Il rischio principale per le piccole e medie imprese è quello di non
riuscire a elaborare proposte strategiche, volte ad intraprendere percorsi di
sviluppo.
Fortunatamente,
una pluralità di casi studiati in questi anni dal professor Fernando Alberti,
docente di Economia delle Piccole e Medie Imprese all’Università Liuc di
Castellanza (Va), testimonia come sia possibile incamminarsi in percorsi di
rinnovamento strategico. Gli studi hanno preso in esame quelle Pmi che per tre
anni consecutivi mostrassero una redditività superiore del 50% alla media del
loro settore, quindi imprese inequivocabilmente di successo.
Il
professor Alberti ha elaborato uno schema comune, che riassume i “segreti” del
successo:
- focalizzazione del core business, a fronte di processi di ristrutturazione organizzativa
- forte proiezione internazionale, soprattutto sul fronte commerciale
- costruzione di un vantaggio competitivo di differenziazione che non dimentica una contemporanea
- attenzione ai costi, attraverso uno stretto controllo dell’efficienza produttiva
- controllo della filiera, che consente sia il sostenimento del vantaggio di differenziazione sia il contenimento
- dei costi
- continua innovazione ad ampio spettro, sia di prodotto che di processo
- prevalenza della produzione locale unita ad un’attenzione globale
Due
sono poi le caratteriste organizzative cruciali:
- la capacità di assorbire costantemente risorse e competenze, nutrendo, rinforzando e ravvivando
- costantemente lo stock di risorse e competenze aziendali
- la capacità di ricombinare sapientemente risorse e competenze prettamente tradizionali con prassi,
- tecnologie ed asset, provenienti da ambiti industriali e geografici distanti.
Dunque
oggi solo chi sa cambiare ed innovare, soprattutto nell’ambito delle PMI, può
sperare di continuare ad operare con successo in periodo di crisi.
La Redazione.
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