Una mappa delle idee di Daniel
Pink sulla motivazione
“C’è una discrepanza tra ciò che la scienza conosce e ciò che le imprese
fanno!” – D. Pink
La dottrina di Daniel Pink, laureato in legge a Yale ed
ora autore famoso di tematiche di business, riflette sui premi e gli incentivi
ai lavoratori e sui modelli di motivazione, contribuendo alla definizione di
nuovi riconoscimenti alla Direzione Risorse Umane da parte dei membri della
business community.
Come autore D. Pink ha pubblicato quattro libri: Free Agent Nation; The Future of Working for
Yourself; A Whole New Mind; Le
Avventure di Johnny Bunko e, il più recente Drive, pubblicato anche in italiano.
In Drive Pink dedica
tutta la sua attenzione a ciò che egli ritiene essere i tre elementi costitutivi della
partecipazione e della motivazione dei lavoratori impegnati principalmente in attività
non manuali: autonomia, padronanza e scopo.
Autonomia: il pensiero di Pink è che, consentendo ai lavoratori
di scegliere come, quando ed eventualmente con chi svolgere il proprio lavoro,
si aumenta il senso di appartenenza all’azienda e le mansioni affidate vengono
svolte con più creatività. Le scelte
fatte dal dipendente hanno quindi un maggiore impatto sul risultato
finale e il dipendente è partecipe del successo delle proprie attività. Usando
la nostra discrezione questo ci consente di prendere decisioni utilizzando un
quadro familiare o conoscenze che possono essere state utilizzate con successo
per superare situazioni difficili in passato. Autonomia significa spendere meno
tempo nell’imparare a come resistere a metodi imposti o inadeguati.
Al contrario, forme di motivazione tradizionali
(soprattutto incentivi economici) tendono ad affievolire la motivazione dei
lavoratori e non li aiutano a sentirsi parte dell’organizzazione.
Essenzialmente, per Pink, gli esseri umani cercano di
trascendere il loro stato attuale, e questo desiderio spesso si manifesta in attività
che si svolgono al di fuori delle ore di lavoro. Prendiamo l’esempio di un
“body builder”. Lui/lei ha una visione del proprio futuro e lavora
meticolosamente per scolpire il proprio corpo nella forma desiderata. Per tutti
i differenti gradi di sviluppo del proprio corpo, il culturista è guidato
dall’immagine trascesa di sé. Ciò lo incoraggia ad utilizzare pesi più pesanti,
imparare nuovi esercizi, apportare modifiche radicali alla propria dieta.
Il punto centrale della teoria di Pink è il concetto che
la dedizione di un dipendente verso il proprio lavoro è favorita dal dare senso
ad uno scopo.
Citando molti studi accademici, Pink inquadra il senso
delle ricompense intrinseche ed estrinseche. Per Covington e Mueller (2001),
per esempio, “gli studenti sono
suscettibili di essere collocati in una sorta di doppio rischio con l’uso delle
ricompense estrinseche quando si tratta di promuovere e valorizzare l’impegno
intrinseco verso ciò che stanno imparando. Non solo gli studenti possono essere
distratti dal soddisfare gli interessi già stabiliti, quando vengono
ricompensati per i loro sforzi, ma se ricompense estrinseche sono offerte come
stimolo per intraprendere un compito, interessante o meno, l’obiettivo diventa guadagnare
l’incentivo, non l’apprendimento.”
Una volta che un dovere è incentivato finanziariamente,
il valore intrinseco del lavoro è svalutato e il messaggio che può arrivare al
dipendente è che gli si chiede di svolgere un compito che il datore di lavoro
stesso riconosce essere in possesso di nessuno o poco valore personale per il
dipendente.
Naturalmente a Pink non sfugge che, per avere una buona
motivazione, è fondamentale in ogni caso avere soddisfatto anche economicamente
i bisogni di base di chi lavora. Inoltre, lui per primo, tende a dimostrare che
in molti casi, soprattutto quando i compiti sono semplici e routinari e non
hanno bisogno di molta creatività, un incentivo economico o la possibilità di
essere sanzionati, possono migliorare le prestazioni dei lavoratori.
Recentemente Pink ha delineato una nuova era, “l’età concettuale”, che a suo avviso
dominerà le future tendenze di business.
Pink è convinto che tre tendenze imprenditoriali
prevalenti porteranno ad una nuova era di sviluppo organizzativo, queste sono:
automazione, abbondanza di prodotto e
outsourcing.
Egli ipotizza che le attività ripetitive possano essere
esternalizzate, creando molti posti di lavoro basati sul pensiero creativo.
Inoltre il mercato di molti prodotti è stagnante e vi sono poche aziende in
grado di creare innovazioni che possano rappresentare una rottura rispetto al
passato. Riconcettualizzando quindi ogni sorta di affare nell’età concettuale il
successo arriverà alle aziende in cui i dipendenti sono capaci di applicare il pensiero laterale alle proprie
attività.
Ciò mi porta a concludere che, rapidamente, arriverà il
tempo in cui sarà necessario riconcettualizzare la funzione delle Risorse
Umane. La misura delle risorse umane del futuro sarà ispirata dalla capacità di
distribuire nuove forme di premi e segnare l’inizio di una rete di pensatori
laterali, risolutori di problemi e creatori di nuova prosperità.
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